Per Lorenzo ... voce di papà

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La nascita è, ovviamente, un processo vitale fondamentale per l’esistenza di ogni persona. E, come tutte gli avvenimenti basilari, che rendono ciò che è vivo tale, presenta una forte componente mistica, oscura, misteriosa, inconoscibile che a volte cade inesorabilmente nella peggior leggenda metropolitana mai udita da orecchio mortale...
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La nascita è, ovviamente, un processo vitale fondamentale per l’esistenza di ogni persona. E, come tutte gli avvenimenti basilari, che rendono ciò che è vivo tale, presenta una forte componente mistica, oscura, misteriosa, inconoscibile che a volte cade inesorabilmente nella peggior leggenda metropolitana mai udita da orecchio mortale.
Davanti a questo circo di voci (ovviamente capaci di lievitare come solo le dicerie sanno fare) si pongono, ulteriormente, le altrui esperienze. Ognuno deve dire la sua, come se le nascite fossero una sorta di processo standard, quasi meccanizzato. Come se fosse un gioco con regole scritte “Vabbè, dai, comanda coppe, perché non ci metti il 9 secondi di contrazione? Lo sai che se poi gioca bastoni devo rispondere con una flebo di ossitocina!”
E ognuno deve dire la sua.

I problemi, quindi, iniziano da subito:
Tempo di gravidanza. Visita ginecologica. Morfologica. Test 1. Test 2. Ecografie. Mangi? Bevi? Fumi? Quanto? E il ferro? Ce l’hai il ferro? E la carne? E la toxoplasmosi? Ce l’hai la toxoplasmosi? E il gatto? E l’integratore? Lo prendi l’integratore?

Poi si va più sullo specifico:
9 mesi. E 9 mesi e 1 settimana? Induzione. Cesareo. Travaglio. Tappo mucoso. Tempo di travaglio. Dolore. Medicalizzazione. Ostetrica infame, ostetrica brava. Disturbi durante il travaglio. Allontanamento del dottore. PICCHIA IL DOTTORE (ma solo nel caso si riveli troppo insistente). Dilatazione. Centimetri (perché 2 son pochi ma 4 van bene e 8 son tanti). Cervice uterina. Mucose varie. Quando andare all’ospedale. Ossitocina. Contrazioni. Tempo di contrazione. Espulsione. Spinta. Nascita. Pianto. Vitamina K. Antibiotico (si o no?).

E infine nasce:
Punti. Lasciarlo piangere. Abbracciarlo. Le coccole. Ha fame. Il pannolino. Tipi di pannolini. Poppate. Metodi per tenere il bimbo. Ostruzioni. Ingorghi. Montata lattea. Depressione post parto. Tiralatte. Paracapezzolo in argento. Paracapezzolo in plastica. Ciuccio. Si annoia. Non si annoia. Piange. Non piange più. Piange ancora. Dorme. Un po’ si e un po’ no. Quante ore dorme? Poche? Molte? Cosa ha? Cosa non ha? Cosa gli serve? E’ sporco? Ha fame?

E tu, padre? Sprovvisto di utero, vivi con un solo ormone che altalena più o meno regolarmente in maniera il più delle volte assolutamente gestibile.
Davanti a tutto questo rimane solo un vago senso di incapacità e di impotenza. I racconti diventano incubi, e le testimonianze altrui sono solo fonte di preoccupazioni. Dapprima sei spettatore, prendi appunti mentali sul nuovo stato della tua compagna. Poi, in prossimità del 9° mese il dramma avanza. Quel poco che sapevi viene stravolto, quelle due certezze che potevi avere cadono.
E nasce la consapevolezza che, comunque vada, qualunque cosa farai, sbaglierai.
Se lo prendi in braccio mentre piange lo vizi.
Se lo lasci dormire troppo non dorme la notte.
Se non lo lasci dormire diventa isterico.
Se lo prendi in braccio diventa un “mammone”
Se non lo prendi in braccio diventa un adolescente problematico.
Se non gli fai ascoltare la musica diventa stupido.
Se gli fai ascoltare la musica non riuscirà a dormire nel silenzio.
Tutto sarà dannatamente sbagliato. E tu, povero uomo maschio carente di pezzi di cromosoma non ci potrai fare nulla.
Qualsiasi cosa farai, in qualsiasi momento, sarà dannatamente la cosa sbagliata.
Perché è un neonato. E pretende ogni cosa da te.

Poi nasce.

E ti rendi conto che, qualsiasi cosa farai, in qualsiasi momento, sarà perfettamente la cosa giusta.
Perché è tuo figlio. E non pretende nient’altro che un padre.