Per Tobia ... Lothus Birth

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... “portami a casa”, era lì che volevo andare, in nessun altro posto…

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E così sei venuto al mondo, così come avevo tanto desiderato, nella nostra nuova casa ed in modo naturale.
Questa volta ero pronta, pronta per questa avventura chiamata gravidanza. Ricordo che mi resi conto subito di essere incinta, ma la paura di perderti, ancora una volta, mi ha tenuta in silenzio con il fiato sospeso per i canonici 3 mesi, fino a quando, forte del tempo che passava sentendoti sempre più in me..l’ho potuto dire al mondo.
Da subito ho cercato di godermi questa gravidanza consapevole del fatto che è unica ed irripetibile, per cui ho iniziato a fare yoga in gravidanza dall’Angela Stradi all’Aikido Club Modena, che mi ha aiutata ad ascoltare e accettare questo “percorso a due” coinvolgendo anche il mio compagno Domenico.
Ricordo che l’anno prima conobbi una ragazza che mi parlò della possibilità di partorire a casa tramite l’AUSL, quindi gratuitamente, come alternativa al parto in ospedale..e allora pensai “incredibile..allora possiamo scegliere!” poi leggendo sul parto a domicilio ci fu una frase che mi colpì molto: “possiamo scegliere se partorire o farci partorire”. E così dal 4° mese cominciai a mettermi in contatto con le ostetriche dell’AUSL di Reggio Emilia per avviare la pratica, e mano a mano che passava il tempo cresceva in me la consapevolezza di una nascita nel luogo a me più caro e più rassicurante..la mia casa.
Mentre mi informavo sul parto attivo, mi è capitato di leggere del parto Lotus e qui mi si è aperto un mondo, sempre più vicino al mio sentire… e così anche questa cosa si aggiunse al nostro cammino..mio, di Domenico e di Tobia, si perché già al secondo mese di gravidanza mi aveva fatto arrivare il suo nome!
Ogni mese ero monitorata dalle “mie” ostetriche, perché il protocollo del parto a domicilio è molto rigido, il problema era che Tobia non ne voleva sapere di mettersi a testa in giù, e qui la decisione di provare il rivolgimento manuale. Così alla 37° settimana, visto che c’erano i presupposti per farlo, il dott. Cerami dell’Ospedale di Scandiano (R.E.) è riuscito a girarlo!
E così…tra Yoga e acquaticità in gravidanza.. siamo arrivati tutti all’inizio di questa storia.
Quella mattina mi svegliai particolarmente serena, ricordo che era una bella giornata di sole, nonostante fosse febbraio e l’inverno più freddo e nevoso che io ricordi. Era giovedì, giorno nel quale di solito facevo Yoga e piscina, e visto che al termine mancava ancora una settimana (mi ero dimenticata che era il 18, giorno in cui avevo chiesto a Tobia di nascere) e mi sentivo particolarmente bene, decisi di andare.
Stranamente (perché non mi piaceva molto) chiesi all’Angela se potevamo fare la lezione sulla voce, significa intonare le vocali e ad ogni vocale corrisponde un movimento, così da stimolare i chakra. Poi mi sono recata in piscina mangiando frutta secca e ho fatto la lezione di acquaticità di cui sono anche istruttrice.
Finita la lezione e dopo una doccia rilassante, sento delle perdite strane, mi precipito in bagno e… ecco qui.. mi si rompono le acque! Ho telefonato subito a Domenico chiedendogli di venirmi a prendere perché non potevo guidare (poi abitiamo a 25km dalla piscina) ed ho avvertito le ostetriche, che mi hanno rassicurata dicendomi di andare a casa con calma e mangiare qualcosa e che ci saremmo sentite più tardi.
Allora mi rivesto e mi asciugo con calma, mi sentivo molto tranquilla e non avvertivo nulla di particolare, mentre le altre “pance” del corso mi assistono con apprensione.
Quando arriva Domenico, iniziano anche i primi dolori alla pancia, io lo guardo e gli dico: “portami a casa”, era lì che volevo andare, in nessun altro posto…
Già mentre raggiungevo la macchina cominciai a sentire delle fitte più intense, e il tragitto in macchina (ovviamente nel traffico con vari camion che rallentavano) è stato piuttosto difficile perché sentivo le contrazioni piuttosto ravvicinate, tanto che arrivati a casa erano già ogni 5 minuti. Avvertii subito le ostetriche che arrivarono in tutta fretta.
Ricordo che Domenico stese in tutta fretta i teli e i lenzuoli per terra, facemmo tutto in fretta perché a ogni contrazione mi aggrappavo a lui quindi gli lasciavo poco tempo per sistemare. Poi a mano a mano cominciai a scivolare in un bellissimo vortice, accompagnato dalle Aaaaaaaa lente che mi aiutavano nella dilatazione. Non ricordo neanche quando sono arrivate le ostetriche, sentivo ogni tanto una mano discreta che mi appoggiava il microfono per ascoltare il battito di Tobia e quando mi ha detto che ero già dilatata di 8 cm (erano passate solo due ore!) se volevo sentire la testa del mio bimbo con le dita..che sensazione forte..lui c’era..era lì con me.. in quella bellissima danza! Poi un brusco risveglio, una contrazione diversa, che contraeva in mio addome e spingeva verso l’esterno; lì cominciai a prendere coscienza dell’intorno, delle braccia forti di Domenico, che mi sostenevano senza interferire, le ostetriche che assistevano discrete a questo miracolo, della luce che ormai era scesa e di qualche candela intorno a me. Poi le spinte, sempre più forti, sempre più ravvicinate e lì il dubbio si è insinuato in me…come devo fare? Come devo stare? Ho paura! Allora mi è stato suggerito di alzarmi in piedi, quindi un dolore inaspettato..di lacerazione e la mia paura il mio sentire che c’era qualcosa che non andava in quella posizione.. quindi un respiro, la ricerca di quella centratura persa.. e la decisione di tornare a carponi sempre aggrappata al mio lui. Quindi una richiesta, spingi! E così, sentendo la tigre uscire da me stessa decisi di lasciarlo andare e così Tobia nacque..in un’unica, potente spinta alle 19:24.
Averlo tra le braccia per la prima volta..è stata un’emozione incredibile, un attimo che non dimenticherò per tutta la vita, i miei occhi nei suoi..profondi e consapevoli..che cosa incredibile la vita! Poi è nata anche la sua “sorella placenta” e l’abbiamo messa in un colapasta dentro ad una bacinella. Purtroppo subito dopo il secondamento della placenta ho avuto una emorragia piuttosto consistente, e qui la decisione delle ostetriche di chiamare un’ambulanza per portarci in ospedale per precauzione. Ci hanno caricati in ambulanza così come ci hanno trovati.. nudi, abbracciati sul mio petto, e così siamo rimasti per tutta la notte, il vantaggio del Lotus è che nessuno si attentava a separarci visto il cordone e la placenta. Devo dire che l’accoglienza all’ospedale di Scandiano è stata molto bella, nel più totale rispetto della sacralità del momento, con le luci basse e senza troppi rumori. Abbiamo dormito tutti e tre insieme quella notte, anzi..tutti e 4! L’ostetrica e Domenico si sono occupati della placenta, l’hanno lavata con cura in acqua tiepida, asciugata bene e avvolta in panni di cotone che avevo preparato, poi Domenico le cambiava il sale mattina e sera e devo dire che si è conservata benissimo (in pratica si mummifica) senza fare nessun odore. Ci siamo presi cura di entrambe fino a che, nella notte tra il 5° e 6° giorno, Tobia ha deciso di lasciare andare la sua placenta dicendogli addio con un pianto diverso, che ho sentito subito, allora l’ho stretto ancora di più tra le mie braccia dicendogli che era al sicuro e dandogli il benvenuto tra noi. Ricordo che i giorni precedenti sono stati molto ovattati e tranquilli, anche perché con la placenta attaccata nessuno si attentava a prenderlo in braccio (a parte mia madre che era molto a suo agio) e avevamo chiesto agli amici e ai parenti più lontani di venire in seguito. Poi io ho preferito non lavare Tobia fino a che non si fosse staccato il cordone, la vernice caseosa che riveste i neonati è ricca di grasso e quindi un’ottima crema idratante per la pelle che infatti era diventata morbidissima. Trovo la cosa del bagnetto una inutile crudeltà e un’aggressione alla pelle delicatissima del neonato.
Ora Tobia ha un anno, dorme con noi per scelta familiare e mia convinzione personale, lo allatto tutt’ora a richiesta anche tutta la notte, è un bambino molto sereno e, a detta di tutti quelli che lo conoscono, con uno sguardo molto intenso e profondo; è un bambino che ti guarda fisso negli occhi e non li abbassa mai. Gode di ottima salute e non è mai stato vaccinato. Sua sorella placenta ora appartiene a madre terra all’ombra di una quercia nel boschetto dietro casa.
Auguriamo a tutti un bellissimo “Lotus Birth”!

Ringrazio di cuore le ostetriche Marilena e Irene che hanno creduto nella mia determinazione, la M.Chiara per il sostegno e l’incoraggiamento nei momenti difficili, l’Angela che tutt’ora cammina con noi e la mia famiglia che, nonostante tutto, ha sempre avuto fiducia in me.